I professori Marina Pizzi e PierFranco Spano coordinano un′importante ricerca sul Parkinson

I professori Marina Pizzi e PierFranco Spano coordinano un′importante ricerca sul Parkinson

Si riporta, di seguito, il testo di un comunicato stampa dell′INN – Istituto Nazionale di Neuroscienze, relativo ad un′importante ricerca sulla malattia di Parkinson, coordinata dai professori Marina Pizzi e PierFranco Spano, docenti dell′Università degli Studi di Brescia.

Accedendo ai siti correlati (vedi rassegna stampa a fondo pagina), è possibile vedere la stessa notizia ripresa da vari organi di stampa.

Malattia di Parkinson e invecchiamento: la salute parte dai mitocondri
17 agosto 2012

Per la cura del Parkinson che insorge dopo i 60 anni bisogna mirare a proteggere i mitocondri cerebrali dai danni che i radicali liberi arrecano alle strutture della cellula. La proteina in grado di farlo è appena stata scoperta; si chiama c-Rel, e quando non funziona compaiono, con l’invecchiamento, tutti i principali segni della malattia: ridotta produzione di dopamina cerebrale, difficoltà nel mantenere la postura, rallentamento, rigidità e compromissione della coordinazione motoria.

La rivista inglese Brain pubblica oggi i risultati della sperimentazione realizzata da un gruppo di ricerca internazionale formato dalle Università di Brescia, Verona, Cagliari, Cambridge e Cornell University di New York, coordinato dai professori Marina Pizzi e PierFranco Spano dell’′Università degli Studi di Brescia e Istituto Nazionale di Neuroscienze. Al team dell’Ateneo bresciano hanno partecipato Cristina Baiguera, Manuela Alghisi, Arianna Bellucci, Rosaria Ingrassia, Marina Benarese, Vanessa Porrini e Sandra Sigala del Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologie.

c-Rel è una proteina presente nei nuclei di tutte le nostre cellule. Agisce attivando l’espressione di fattori capaci di proteggere i mitocondri dai radicali liberi e così consente loro di continuare a produrre energia. Questo studio dimostra che bloccando l’espressione della proteina c-Rel i topi perdono i neuroni della sostanza nera all’età di 18 mesi (all’incirca i nostri 60 anni). Inoltre, proprio come nei nostri anziani affetti da malattia di Parkinson, i sintomi di questi topi migliorano con il trattamento farmacologico a base di L-DOPA.

“La produzione di radicali liberi aumenta nelle situazioni di maggior dispendio energetico e il nostro organismo è sempre impegnato a bilanciare i danni a carico delle strutture più esposte ricorrendo all’attivazione di meccanismi protettivi”. Lo spiega Marina Pizzi che, insieme al suo gruppo dell’Università di Brescia, è impegnata da molti anni nello studio dei processi che regolano la vulnerabilità delle cellule cerebrali a traumi e invecchiamento.
“Con l’avanzare dell’età questo sistema di regolazione perde progressivamente la sua efficienza e la bilancia comincia a oscillare fino a pendere, nei casi più critici, a favore di un eccesso di radicali liberi e quindi del danno a cellule e tessuti”.

Fra le strutture più colpite in questi casi rientra proprio la sostanza nera, la regione del nostro cervello densamente popolata di assoni e fra le più ricche di mitocondri. Questi ultimi, agendo da efficienti centrali energetiche, consentono di sostenere l’intensa attività neuronale del tessuto. Purtroppo ciò significa che un danno a questi organelli produce effetti più gravi e immediati nella sostanza nera che in tutti gli altri tessuti del nostro corpo; in particolare, la degenerazione di mitocondri in quest’area cerebrale si ripercuote anche sui neuroni dopaminergici che non riescono più a produrre dopamina.

“Ora dobbiamo capire come c-Rel, una proteina deputata alla protezione dei mitocondri di tutto l’organismo, possa svolgere un ruolo così cruciale proprio a livello delle cellule della sostanza nera” aggiunge Marina Pizzi, i cui studi proseguiranno nei laboratori dell’Università di Brescia in collaborazione con l’Università di Cambridge e altri istituti di ricerca italiani, quali l’IRCCS Ospedale San Camillo di Venezia.

Il secondo obiettivo a cui il gruppo sta lavorando è la ricerca, tra i pazienti colpiti dalla malattia, di coloro che esprimono una ridotta attività di c-Rel associata a piccole mutazioni all’interno del gene (es. polimorfismi a carico di un singolo nucleotide). Questi dati permetteranno di capire se la proteina rappresenta un fattore di rischio genetico per lo sviluppo del morbo di Parkinson con l’avanzare dell’età, consentendo in tal caso di diagnosticare precocemente la malattia e intervenire in modo preventivo.

Il terzo obiettivo, ma non certo in ordine di importanza, è capire se una strategia farmacologica efficace può consistere nel promuovere l’attivazione della proteina c-Rel. Il gruppo di ricerca della prof.ssa Pizzi ha già identificato alcune molecole con queste proprietà, dotate di notevole attività neuroprotettiva nei topi. Per tutta la squadra che da anni lavora al progetto, la sfida più grande è definire le caratteristiche di questi farmaci ed arrivare presto alle terapie utili per la cura dei pazienti.

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