Low back pain: trattamento chirurgico e mini invasivo

Le sindromi del low back pain rappresentano, senza dubbio, una delle esperienze più comuni dell’uomo tali da meritare un interesse di medici a differente professionalità: medico di famiglia, fisiatra, ortopedico, neurochirurgo e terapista del dolore.
Da numerosi studi è stato messo in evidenza che questa patologia vertebrale è in costante aumento e ciò sembra collegarsi con il cambiamento delle abitudini di vita che la moderna civiltà impone, con il maggiore sviluppo di professioni che costringono a posizioni obbligate per lunghe ore e a condurre una vita sempre più sedentaria.
Esistono situazioni enfatizzate che ricorrono frequentemente nella diagnosi eziologica delle lombalgie: è il caso dell’artrosi a cui fino ad ora si è dato troppa importanza e che ha costituito il capro espiatorio di molte patologie del rachide caratterizzate da dolore.
Ormai è stato accertato che non esiste alcun parallelismo assoluto tra artrosi e dolore vertebrale: studi clinici hanno infatti dimostrato che gruppi randomizzati di lombalgici cronici non presentano una maggiore incidenza di anomalie radiografiche, invece pazienti che hanno anomalie radiografiche importanti non mostrano una maggiore incidenza di lombalgia rispetto ai controlli.
D’altra parte non esiste in iter terapeutico omogeneo con una proliferazione di pratiche terapeutiche sia ufficiali che alternative, e questo ci dimostra la confusione di idee sorta intorno alla patologia della colonna vertebrale.

First Neural Stem Cell Symposium

First Neural Stem Cell Symposium” dal titolo “Stem cells in Development and Disease
18 novembre 2014 alle ore 9,15 presso la Facoltà di Medicina, Aula C1 del Palazzetto Polifunzionale.

Evento scientifico che affronta un argomento di grande attualità destinato a diventare un punto di incontro annuale per lo studio delle basi molecolari di patologie neurodegenerative al fine di sviluppare nuove terapie per queste malattie ormai sempre piu diffuse, devastanti e ancora ad oggi incurabili.

Il Simposio vedrà la partecipazione del:

Prof. Gianvito Martino, direttore dell’Unità di Neuroimmunologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, da tempo impegnato nello studio dei meccanismi patogenetici, che sottendono alle diverse malattie neurologiche di tipo infiammatorio, con lo scopo di sviluppare nuove terapie farmacologiche.

Prof. Verdon Taylor, professore di Embriologia e Biologia delle cellule staminali all’Università di Basilea, che studia i meccanismi molecolari del controllo del destino delle cellule staminali neuronali durante lo sviluppo embrionale, nell’adulto e nell’invecchiamento, di rilevanza nella patogenesi di malattie degenerative.

Prof. Peter Reinhardt, ricercatore del Max Planck Institute di Munster, che usa le cellule staminali per la comprensione dei meccanismi molecolari alla base della Malattia di Parkinson e della Sclerosi Laterale Amiotrofica e per lo sviluppo di nuovi farmaci.

Prof. Ravi Jagasia, direttore del laboratorio di cellule staminali neuronali umane presso il Roche Innovation Center di Basilea, la cui ricerca è orientata all’utilizzo di “small molecules” e sistemi di screening per identificare nuove terapie per la cura dell’Autismo, della malattia di Alzheimer e della malattia di Parkinson.

First Neural Stem Cell Symposium

First Neural Stem Cell Symposium” dal titolo “Stem cells in Development and Disease
18 novembre 2014 alle ore 9,15 presso la Facoltà di Medicina, Aula C1 del Palazzetto Polifunzionale.

Evento scientifico che affronta un argomento di grande attualità destinato a diventare un punto di incontro annuale per lo studio delle basi molecolari di patologie neurodegenerative al fine di sviluppare nuove terapie per queste malattie ormai sempre piu diffuse, devastanti e ancora ad oggi incurabili.

Il Simposio vedrà la partecipazione del:

Prof. Gianvito Martino, direttore dell’Unità di Neuroimmunologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, da tempo impegnato nello studio dei meccanismi patogenetici, che sottendono alle diverse malattie neurologiche di tipo infiammatorio, con lo scopo di sviluppare nuove terapie farmacologiche.

Prof. Verdon Taylor, professore di Embriologia e Biologia delle cellule staminali all’Università di Basilea, che studia i meccanismi molecolari del controllo del destino delle cellule staminali neuronali durante lo sviluppo embrionale, nell’adulto e nell’invecchiamento, di rilevanza nella patogenesi di malattie degenerative.

Prof. Peter Reinhardt, ricercatore del Max Planck Institute di Munster, che usa le cellule staminali per la comprensione dei meccanismi molecolari alla base della Malattia di Parkinson e della Sclerosi Laterale Amiotrofica e per lo sviluppo di nuovi farmaci.

Prof. Ravi Jagasia, direttore del laboratorio di cellule staminali neuronali umane presso il Roche Innovation Center di Basilea, la cui ricerca è orientata all’utilizzo di “small molecules” e sistemi di screening per identificare nuove terapie per la cura dell’Autismo, della malattia di Alzheimer e della malattia di Parkinson.

First Neural Stem Cell Symposium

Dialoghi in Farmacologia Medica: La Farmacovigilanza oggi
Istituto Clinico Città di Brescia Sala Convegni — Via Bartolomeo Gualla, 15 – 25128 Brescia
dalle ore 20,00

Quando viene autorizzata la commercializzazione di un farmaco, le informazioni riguardo il suo profilo di sicurezza sono inevitabilmente incomplete, soprattutto per quanto riguarda la tossicità a lungo termine. I dati dei trial clinici derivano, infatti, dall’analisi su una popolazione selezionata a priori (criteri di inclusione ed esclusione) e limitata per quanto riguarda il numero di pazienti. Le condizioni d′uso del farmaco differiscono, inoltre, da quelle della pratica clinica. Ad essere spesso incomplete, o non disponibili, sono tutte le informazioni sulle reazioni avverse rare ma serie, sulla tossicità cronica, sull′utilizzo in popolazioni speciali (ad esempio nei bambini, anziani e donne in gravidanza) o sulle interazioni con altri farmaci. Ecco perché diventa fondamentale la sorveglianza post-marketing, effettuata nelle condizioni di normale pratica clinica.

Corso Seminariale “Strategie e tecniche per comunicare la scienza”

Corso Seminariale Strategie e tecniche per comunicare la scienza  
Docenti:
Dott. Marco Brizzi, Corriere della Sera
Dott. Sandro Boeri, Panorama
Dott.sa Myriam De Cesco, Master di Giornalismo Università Statale di Milano

Facoltà di Medicina e Chirurgia
Brescia, Viale Europa 11
7 – 10 – 17 – 21 novembre 2014

Introduzione al Corso
Dott. Giangiacomo Schiavi, Vice Direttore Corriere della Sera
Prof. Maurizio Memo, Prorettore delegato al coordinamento delle attività di ricerca, internazionalizzazione e alta formazione Università degli Studi di Brescia

Elementi di teoria della comunicazione – Dott. Marco Brizzi
Comunicare non è una dote, è una tecnica – Dott.sa Myriam De Cesco
Linguaggio e comunicazione scientifica – Dott. Sandro Boeri
Le funzioni (e le disfunzioni) della comunicazione – Dott. Marco Brizzi

Corso Seminariale “Strategie e tecniche per comunicare la scienza”

Corso Seminariale Strategie e tecniche per comunicare la scienza  
Docenti:
Dott. Marco Brizzi, Corriere della Sera
Dott. Sandro Boeri, Panorama
Dott.sa Myriam De Cesco, Master di Giornalismo Università Statale di Milano

Facoltà di Medicina e Chirurgia
Brescia, Viale Europa 11
7 – 10 – 17 – 21 novembre 2014

Introduzione al Corso
Dott. Giangiacomo Schiavi, Vice Direttore Corriere della Sera
Prof. Maurizio Memo, Prorettore delegato al coordinamento delle attività di ricerca, internazionalizzazione e alta formazione Università degli Studi di Brescia

Elementi di teoria della comunicazione – Dott. Marco Brizzi
Comunicare non è una dote, è una tecnica – Dott.sa Myriam De Cesco
Linguaggio e comunicazione scientifica – Dott. Sandro Boeri
Le funzioni (e le disfunzioni) della comunicazione – Dott. Marco Brizzi

Low back pain: trattamento chirurgico e mini invasivo

Le sindromi del low back pain rappresentano, senza dubbio, una delle esperienze più comuni dell’uomo tali da meritare un interesse di medici a differente professionalità: medico di famiglia, fisiatra, ortopedico, neurochirurgo e terapista del dolore.
Da numerosi studi è stato messo in evidenza che questa patologia vertebrale è in costante aumento e ciò sembra collegarsi con il cambiamento delle abitudini di vita che la moderna civiltà impone, con il maggiore sviluppo di professioni che costringono a posizioni obbligate per lunghe ore e a condurre una vita sempre più sedentaria.
Esistono situazioni enfatizzate che ricorrono frequentemente nella diagnosi eziologica delle lombalgie: è il caso dell’artrosi a cui fino ad ora si è dato troppa importanza e che ha costituito il capro espiatorio di molte patologie del rachide caratterizzate da dolore.
Ormai è stato accertato che non esiste alcun parallelismo assoluto tra artrosi e dolore vertebrale: studi clinici hanno infatti dimostrato che gruppi randomizzati di lombalgici cronici non presentano una maggiore incidenza di anomalie radiografiche, invece pazienti che hanno anomalie radiografiche importanti non mostrano una maggiore incidenza di lombalgia rispetto ai controlli.
D’altra parte non esiste in iter terapeutico omogeneo con una proliferazione di pratiche terapeutiche sia ufficiali che alternative, e questo ci dimostra la confusione di idee sorta intorno alla patologia della colonna vertebrale.

Taste and Emotions in Franciacorta

Taste and Emotions in Franciacorta

In the lovely and charming setting of the Berlucchi Winery, recent advances in the brain processing of taste will be presented to the participants to this event.

Programme

15:00 departure from MiCo Fiera Milano and bus transfer to the Winery Guido Berlucchi. Borgonato (BS)

17:00 welcome to the participants

17:15 lecture of Prof. Alfredo Fontanini, M.D., PH.D.,
The sweet taste of anticipation: how expectations influence the central processing of taste

18:00 visit to the Winery in two separate groups.

19:30 wine and local product tasting (light dinner)

22:00 bus transfer to Milan (arrival at H 23:00)

Settimana delle Neuroscienze: A Brescia si parla di Scienza e Tecnologia

06/05/2014

Gli eventi proposti durante la settimana delle Neuroscienze hanno lo scopo di mettere in evidenza l’importanza degli studi improntati alla comprensione dei meccanismi fisiologici e delle malattie che interessano il sistema nervoso centrale. Ampliare le conoscenze riguardanti il funzionamento del cervello in condizioni fisiologiche e patologiche rappresenta infatti il presupposto fondamentale per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie neurologiche. Questi disturbi, in particolare quelli di tipo neurodegenerativo, quali la Malattia di Alzheimer e la Malattia di Parkinson, rappresentano un problema sanitario di forte impatto sociale ed economico a livello mondiale. Dal punto di vista clinico, la malattia di Alzheimer e di Parkinson sono caratterizzate rispettivamente da disturbi cognitivi e motori invalidanti, causati dalla morte di specifiche popolazioni di neuronali. Una comune problematica che influenza fortemente non solo la possibilità di diagnosticare queste malattie in una fase precoce ma anche lo sviluppo di farmaci sempre più efficaci e sicuri per la loro cura o prevenzione è rappresentata dalla incompleta conoscenza dei meccanismi molecolari alla base di queste patologie che sono il principale oggetto di studi delle ricerche nel campo delle Neuroscienze.

1° EVENTO: martedì 6 maggio – ore 15,30

Titolo: Storia ed epistemologia delle Neuroscienze. Una sintesi.
Relatore: Prof. PierFranco Spano – Professore Emerito Università degli Studi di Brescia
Sede: Aula Magna della Facoltà di Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Brescia

2° EVENTO: mercoledì 7 maggio – ore 15,30

Titolo: Ruolo della ricerca nel campo delle Neuroscienze: i potenziali applicativi nelle malattie neurodegenerative e le implicazioni per la sanità pubblica italiana.
Relatore: Dott.ssa Roberta Ghidoni – Vice Direttore Scientifico IRCCS Fatebenefratelli Brescia
Sede: Aula Magna della Facoltà di Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Brescia

3° EVENTO: Laboratori didattici: giovedì 8/ venerdì 9 maggio

Laboratorio per studenti: il modello di Zebrafish

Il laboratorio prevede una lezione teorica su Zebrafish zebra (Danio rerio), un piccolo teleosteo che vive, in natura, nelle acque dei fiumi del sub-continente Indiano. Dagli anni 90 del secolo scorso è diventato uno dei modelli animali più utilizzati per la ricerca biomedica e ambientale. In particolare, Zebrafish sta assumendo un ruolo rilevante come modello per la rigenerazione dell’encefalo e per le malattie neurodegenerative umane. Tutto questo per la relativa facilità con cui può essere allevato in piccoli spazi e con costi contenuti, per la rapidità con cui avviene lo sviluppo degli embrioni che, completamente trasparenti e sviluppandosi all’esterno della femmina, sono osservabili direttamente dallo sperimentatore e, infine, dalla messa a punto di numerose tecniche per la manipolazione genetica dell’embrione che permettono studi sofisticati sui meccanismi molecolari che governano lo sviluppo embrionale. Durante l’incontro saranno visitati gli acquari dove viene mantenuto Zebrafish, con descrizione delle modalità di allevamento e accoppiamento dei pesci. Infine, i partecipanti potranno prendere visione, mediante stereo-microscopi, degli embrioni di Zebrafish a diversi stadi di sviluppo, osservare la formazione delle principali strutture anatomiche, in particolare quelle relative al sistema nervoso e, mettendo in gioco l’abilità manuale di ciascuno, provare a liberare l’embrione dal “chorion” da cui è avvolto.

Carta o digitale per studiare all′universita′?

Carta o digitale per studiare all’università? Gli universitari li usano già entambi. Ciò che cambia è come studiano.

Carta o digitale per studiare all’università? Domanda “da vecchi”, gli universitari li usano già entrambi. Ciò che cambia è come studiano non su cosa. Se vogliono imparare davvero cercano dappertutto, tra i libri e sul web.
Se sono interessati a minimizzare gli sforzi rispetto all’esame, usano quel che è più funzionale. Certo è che metà degli studenti che hanno partecipato a questa indagine vogliono approfondire. E’ uno spaccato positivo quello che emerge dall’indagine presentata oggi dall’Associazione Italiana Editori (AIE) a Roma e che mappa come gli universitari studiano usando supporti diversi: condotta da AIE, in collaborazione con Consiglio Universitario Nazionale (CUN), Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) e Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), ha interessato gli oltre duemila studenti universitari tra i diciotto e trent’anni che hanno partecipato al concorso è-book, all’interno del Maggio dei libri.
E’ disponibile da oggi in un ebook a cura di AIE e Marina Micheli, Stili di studio degli universitari italiani tra carta e digitale sulle principali piattaforme online per la collana tutta digitale dei Quaderni del Giornale della Libreria. Cosa ne emerge?
Il discrimine non è tra carta e digitale ma tra chi studia per apprendere e chi studia per passare gli esami. I primi, infatti, in base ai dati dell’indagine, usano di tutto, non fanno distinzione tra carta e digitale. Quel che conta è il contenuto. I secondi tendono a semplificare, talvolta – pragmaticamente – anche loro senza distinguere tra carta e digitale, talvolta concentrandosi sul digitale come strumento ottimo per “il minimo sforzo” (e forse il minimo futuro…).
Il digitale quindi integra o sostituisce? Integra (a parte il fenomeno-slides): Le slides di lezione e le risorse web consigliate dal docente sono le uniche modalità di studio che risultano essere (almeno in parte) sostitutive e non integrative dei manuali, che restano comunque lo strumento principale per lo studio. Sono anche correlate con uno studio più superficiale: chi si concentra su queste fonti poi non approfondisce, né su carta, né su digitale.
I 5 identikit di chi studia oggi all’università (nel dettaglio sono in allegato): gli studenti sono stati classificati in cinque categorie, sulla base delle modalità prevalenti di studio. Gli Onnivori, che usano di tutto e per fortuna sono la categoria più numerosa (quasi 4 studenti su 10 di quelli che hanno partecipato all’indagine oggi sono così), gli Esploratori, che arricchiscono con approfondimenti autonomi (su web o libri) e sono il 13% (insieme agli Onnivori rappresentano la metà degli studenti del campione). I Tradizionalisti, che tendono a usare poco le tecnologie, concentrandosi soprattutto sullo studio del manuale. I Pragmatici, che usano un po’ tutte le fonti che aiutano a passar gli esami, a partire dai manuali, ma non approfondiscono per proprio conto. E poi ci sono i Minimalisti, gli unici a usare meno i manuali, sostituiti da slide o fonti web del docente: quasi due universitari su 10 tra quelli che hanno partecipato all’indagine oggi studiano così.
“I dati e l’indagine” – ha sottolineato la presidente del Gruppo accademico professionale di AIE Mirka Daniela Giacoletto Papas – “ci confermano che è venuto il momento di smettere di discutere se i libri di studio devono essere di carta o digitale per tornare a parlare dei contenuti e dei modi migliori per stimolare i ragazzi ad approfondire, a non accontentarsi del minimo, perché “Il futuro è nei libri che leggi” come ci dice lo slogan bellissimo del vincitore dell’edizione 2013 di è-book Matteo Zocchi. E, aggiungo, possono benissimo essere libri digitali. Carta e digitale appaiono come elementi naturali del paesaggio in cui i nativi digitali si muovono. Non li vedono in contrasto. Li usano entrambi, secondo le occasioni e le finalità del momento. Per gli editori è forse questo il messaggio principale che viene dall’indagine: come gli studenti ‘onnivori’ delineati dalla ricerca, dovremo utilizzare tutte le possibilità che le tecnologie ci offrono. Ragionando su ciò che più è utile agli studenti. Approfondendo”.

Da Dirittodautore.it